“Pianeta Olimpia”: le giocatrici dell’Aeroitalia SMI Roma a confronto con oltre 200 studenti romani sui valori dello sport

Al Palazzo delle Federazioni si è svolta l’edizione dedicata alla pallavolo di “Pianeta Olimpia”, la rassegna organizzata dal Panathlon Club Junior Roma per promuovere i valori dello sport tra i giovani attraverso il confronto con i campioni delle discipline olimpiche e paralimpiche.

Nell’occasione, sei giocatrici dell’Aeroitalia SMI Roma (Marta Bechis, Erblira Bici, Ana Beatriz Corrêa, Martina Ferrara, Jessica Rivero e Michela Rucli) hanno incontrato oltre 200 studenti dell’I.I.S. “Giosuè Carducci” di Roma, condividendo esperienze e riflessioni personali sulla cultura e sull’etica sportiva. Ad accompagnare le atlete erano presenti il capo allenatore Giuseppe Cuccarini e la dirigenza della società, tra cui il presidente Pietro Mele, il direttore generale Roberto Mignemi, la direttrice sportiva Barbara Rossi e il responsabile comunicazione e marketing Andrea Ceccarelli.

All’evento, moderato dal Presidente del Panathlon Club Junior Roma Lorenzo D’Ilario, sono intervenuti l’Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale Alessandro Onorato, il Vice Presidente Fipav Luciano Cecchi, il Presidente Fipav Lazio Andrea Burlandi, il Presidente Fipav Roma Claudio Martinelli e la selezionatrice regionale Simonetta Avalle.

Nel corso dell’iniziativa, patrocinata tra gli altri dal Comitato Regionale FIPAV Lazio, è stata anche presentata la riproduzione della cartolina autografata dalla Nazionale femminile di pallavolo con annullo filatelico nel giorno di emissione dello speciale francobollo realizzato per i Campionati Europei 2023, un prezioso cimelio che il Panathlon Club Junior Roma si è aggiudicato in occasione dell’asta solidale “Together We Can Spike For Love”, un’iniziativa sportiva di solidarietà promossa dalla Federazione Italiana Pallavolo in collaborazione con Athletica Vaticana, l’Associazione polisportiva ufficiale della Santa Sede, a sostegno – su indicazione di Papa Francesco – della Fondazione Dispensario Pediatrico Santa Marta.   

 

Di seguito gli interventi delle sei giocatrici dell’Aeroitalia SMI Roma protagoniste dell’evento.  

Marta Bechis (palleggiatrice e capitana): “Da due anni a questa parte sono la capitana e sono molto contenta e orgogliosa di questa squadra. Sin dall’inizio non è stato semplice rivestire questo ruolo perché la società e tutta la città, a cominciare dall’amministrazione, ci chiedevano di raggiungere obiettivi che non erano affatto scontati, come quello di risalire in Serie A1 il più in fretta possibile e con i migliori risultati. Ecco perché per me essere stata nominata capitana è stato davvero un orgoglio ma anche una grande responsabilità. Però devo riconoscere che questo ruolo mi è stato facilitato da una squadra unita, forte e che ha sempre avuto ben chiaro dove voler arrivare. Siamo riuscite a comprendere le nostre diversità di carattere e personalità, a conoscerci e amalgamarci nel miglior modo possibile, trovando il giusto feeling per venirci incontro nelle reciproche necessità e per accogliere le culture e le esperienze diverse che arricchiscono il nostro gruppo. Grazie a questo stiamo raggiungendo, tutte insieme, obiettivi che sono allo stesso tempo personali e comuni. Abbiamo creato un gruppo molto compatto che è in grado di affrontare e, soprattutto, superare qualsiasi difficoltà. Inoltre, quello della capitana è un compito molto importante per fare da tramite non solo con le proprie compagne ma anche con tutto lo staff tecnico e la dirigenza societaria. Quest’anno stiamo disputando veramente un ottimo campionato, sicuramente al di sopra delle aspettative. Il pubblico aumenta sempre di più e non manca mai di darci il sostegno e la fiducia di cui abbiamo bisogno perché davanti a noi abbiamo avversarie forti. Perciò vi aspettiamo tutti al Palazzetto a partire dalla prossima gara casalinga contro Novara”.  

 

Erblira Bici (opposto): “Ho iniziato a giocare a pallavolo a livello giovanile all’età di 10 anni a Gramsh, la mia città natale in Albania. Cinque anni dopo sono passata tra i grandi in una squadra di Tirana, dove sotto età ho fatto le mie prime esperienze da titolare. Sono stata inevitabilmente costretta a trasferirmi dalla mia piccola città alla capitale albanese, dovendo lasciare la mia famiglia e le amicizie con cui sono cresciuta per la pallavolo. Ho continuato gli studi a Tirana, iscrivendomi poi alla facoltà di economia e specializzandomi in contabilità. Quindi sono entrata a far parte della squadra della mia università e sono stata convocata dalla nazionale albanese con ottime prestazioni. Questo mi ha permesso di conoscere il mio attuale procuratore, che mi ha offerto la possibilità di venire in Italia, dove ormai gioco da otto anni. Il trasferimento non è stato facile perché non conoscevo la lingua italiana e, sinceramente, ero anche spaventata dall’idea di confrontarmi con un campionato di un livello così alto. Per fortuna ho incontrato tante persone che mi hanno aiutato ad arrivare fino a qui e la mia storia è la dimostrazione che lavorando duramente e dando il vostro massimo potete riuscire a fare ciò che avete sempre sognato. Questa è la mia seconda stagione nella Capitale ed è davvero emozionante difendere i colori di questa bellissima città. Spero che tanti di voi ci vengano a vedere giocare al Palazzetto e, soprattutto, che inizino a fare sport. Lo sport è importante non solo dal punto di vista fisico ma anche mentale perché apre al confronto con gli altri e aiuta a diventare molto più forti davanti alle difficoltà della vita”.

 

Ana Beatriz Corrêa (centrale): “Io sono brasiliana e per me è più facile giocare davanti a migliaia di spettatori che parlare in italiano! Scherzi a parte, sono felice di parlarvi della mia esperienza alle Olimpiadi di Tokyo 2020, dove con il Brasile ho vinto la medaglia d’argento, il risultato più importante della mia carriera. Le Olimpiadi sono il punto più alto che un atleta possa raggiungere, parteciparvi è speciale e tornare a casa con una medaglia lo è ancora di più. Non eravamo la Nazionale favorita alla vigilia, evidentemente ci siamo allenate meglio e ci abbiamo creduto più di altre. È stata un’esperienza bellissima, una grande emozione che porterò dentro di me per tutta la vita. Mi sono ritrovata a pranzare al villaggio olimpico con campioni di tutte le discipline che fino al giorno prima avevo visto soltanto in tv! Sono consapevole di essere fortunata perché pochi atleti riescono a raggiungere certi livelli ma, se ce l’ho fatta, è stato proprio grazie al duro lavoro e ai sacrifici che compio sin da bambina per la pallavolo”. 

 

Martina Ferrara (libero): “Sono cresciuta in una famiglia che vive di sport. I miei genitori hanno aperto un centro sportivo in cui l’attività principale è proprio la pallavolo. Al primo piano vi sono gli spazi dedicati alla pratica sportiva, mentre al secondo piano vi è casa mia. Perciò la distanza che separa la palestra dalla mia cameretta è una rampa di scale. Nonostante abbia praticato anche tanti altri sport, come nuoto, pallanuoto, lancio del giavellotto e kung fu, sognavo sin da piccola di diventare una pallavolista di Serie A. Tornavo da scuola, pranzavo e, terminati i compiti, rimanevo in palestra ininterrottamente dalle 16 alle 21 per allenarmi in successione con tutti i gruppi. Mio padre è stato il mio primo allenatore e con lui, che ha sempre creduto tanto in me senza tuttavia riservarmi alcun trattamento di favore, ho fatto gran parte della mia carriera giovanile. Mia madre, invece, è stata il mio esempio di giocatrice e ho avuto la fortuna di averla come ‘chioccia’ in tante partite che la mia squadra giovanile aveva la possibilità di disputare in un campionato maggiore con una giocatrice più grande. Devo tutto ai miei genitori perché oltre all’aspetto tecnico mi hanno trasmesso il valore dell’educazione, che rappresenta la base per un atleta oltre che per una persona. Con questo valore all’età di 15 anni mi sono trasferita a Roma, dove ho continuato gli studi proprio con il prof. Martinelli, che colgo l’occasione per salutare, per poi diplomarmi e iniziare la mia carriera tra i grandi a Milano, debuttando a 17 anni in Serie A1. Qualunque cosa facciate ricordatevi di restare sempre persone educate e disciplinate, anche se un giorno doveste incontrare persone che non credono in voi, perché questa è la soddisfazione più grande che potrete avere nella vita”.  

 

Jessica Rivero (schiacciatrice): “Sono metà cubana e metà spagnola. Ho giocato in tanti Paesi, in Turchia, in Germania, in Polonia e per sette anni qui in Italia. Fortunatamente ho sempre avuto la possibilità di praticare sport ad alto livello, anche grazie ai miei genitori. Mia madre è stata olimpionica di scherma, mentre mio padre ha giocato a basket nella nazionale cubana. Sono entrambi laureati in scienze motorie e, perciò, sin da bambina li ho visti fare sport e studiare. Nel corso degli anni, oltre alla pallavolo, ho sviluppato tanti interessi viaggiando e vivendo all’estero. A 18 anni volevo fare medicina ma poi mi sono resa conto che la mia passione più grande fosse quella di giocare a pallavolo a livello professionistico. Non tutte le università, purtroppo, sono in grado di supportare le atlete. Avevo pensato anch’io di andare a studiare negli Stati Uniti ma poi ho deciso di iscrivermi a pedagogia in un’università spagnola. Ho avuto la possibilità di optare per un percorso di studi online ma non è stato affatto facile conciliare la tesi e il tirocinio con la mia carriera agonistica. In ogni caso non ho mai smesso di coltivare i miei interessi ed anche per questo ho imparato bene l’inglese e l’italiano. L’educazione permanente è fondamentale. Non limitatevi a studiare soltanto ciò che vi insegnano i libri di scuola o i vostri professori. Cercate sempre di documentarvi anche al di fuori dell’ambito scolastico e non abbiate paura di fare domande a chi vi circonda perché si impara tantissimo stando a contatto con altre persone e con altre culture. Non sprecate mai il vostro tempo libero ma sfruttatelo al meglio per approfondire tutti i vostri interessi”.  

 

Michela Rucli (centrale): “Quando ero al quarto anno di liceo iniziavano a chiederci che cosa volessimo fare da grandi. Io sapevo soltanto di voler giocare a pallavolo e studiare all’università. In Italia questo non è così facile, soprattutto se si fa ad alto livello, così mi sono trasferita negli Stati Uniti, dove è consuetudine offrire borse di studio agli studenti che facciano parte della squadra dell’università. Dapprima mi sono messa in contatto con Sportlinx 360, un’agenzia specializzata nell’aiutare gli atleti a trovare l’università giusta per loro negli Stati Uniti. Poi ho iniziato il college a Long Island, a New York, ed è stata un’esperienza di vita bellissima. Ho conosciuto ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo e il confronto con loro mi ha aiutato ad aprire la mente e a diventare la persona che sono oggi, creando anche legami di amicizia molto importanti e duraturi. In seguito ho deciso di rientrare in Italia per proseguire la mia carriera sportiva perché la passione per la pallavolo era troppo forte e fino allo scorso anno negli Stati Uniti, dove nel frattempo mi sono laureata in economia e marketing, non esisteva una lega professionistica. Con questo racconto volevo invitarvi ad inseguire sempre i vostri sogni. Abbiate la forza di guardare sempre un po’ più in là, cercate tutte le opzioni disponibili e vedrete che una soluzione per arrivare a raggiungere i vostri sogni ci sarà”.   

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