Cambiare pelle in appena 5 anni con il sogno di conquistare una categoria nazionale in breve tempo, Posto1 racconta la metamorfosi del vecchio Basket Tuscolano, società oggi trainata dal volley grazie al lavoro della famiglia Di Vozzo e del Presidente Massimo Quadraroli che, in pochissimo tempo, ha raggiunto il massimo campionato regionale e sogna una casa per continuare a crescere.
A raccontare quest’avventura è Francesco Di Vozzo, giovane allenatore che, appena ventunenne, ha deciso di seguire i suoi genitori in un’avventura che l’ha visto da subito protagonista.
Da basket a volley
“Come si legge nello scudetto, la società è nata nel 1981 con il nome di ASD Basket Tuscolano. Noi siamo subentrati nel 2019 quando abbiamo incontrato il Presidente della società – Maurizio Quadraroli - che aveva delle palestre a disposizione. Lui ci ha chiesto di provare con la pallavolo e, subito dopo il COVID,abbiamo acquistato il titolo di prima divisione, poi siamo arrivati in Serie D qualificandoci subito per i play off. Ormai, abbiamo riempito praticamente tutti gli spazi e cambiato nome. Noi avevamo una nostra realtà, la Breda Volley che abbiamo gestito fino al 2011, poi dopo esperienze varie i miei genitori erano pronti nuovamente a gestire una società. Siamo partiti con otto ragazze e la crescita è stata velocissima”.
Il boom
“Oggi siamo 164, ma la prima vittoria in un campionato federale è arrivata il 20 marzo del 2021, anzi, abbiamo festeggiato da pochissimi i 5 anni. Era una partita di Under femminile. Quest’anno abbiamo tutta la filiera del femminile e ci stiamo strutturando al maschile. Diciamo che stiamo riproponendo lo stesso schema, quindi una prima divisione e abbiamo un’under 19 che sta andando molto bene. Il boom lo abbiamo avuto quando siamo saliti in Serie C, gli iscritti sono letteralmente raddoppiati. Noi abbiamo cercato di spingere anche a livello comunicativo cercando di sfruttare le nostre competenze interne e tanti sono venuti a cercarci. Crediamo molto nella strategia comunicativa e stiamo anche formando una ragazza che si possa occupare esclusivamente di questo dall’interno”.
Obiettivi chiari
“Il nostro obiettivo, un sogno, sarebbe quello di trasformare quella prima divisione in una Serie B2. Siamo arrivati in Serie C in appena cinque anni ed è già stato un viaggio bellissimo, però vogliamo andare avanti. Vogliamo salire con il livello delle giovanili, iniziamo ad avere anche alcune atlete convocate al CQT ed è una bella soddisfazione. Siamo solo due società nel VII Municipio a fare la Serie C e questo ci inorgoglisce. Tra l’altro, sia noi che Roma Centro stiamo provando a fare qualcosa in più e questo ci stimola molto. Non ti nego che, però, abbiamo un problema. La nostra sede è al Quadraro e abbiamo diverse palestre in questo quadrante che è ricco di pallavolo e di società anche storiche. Però, siamo costretti ad andare a giocare le partite della nostra prima squadra a Borghesiana perché qui non abbiamo una palestra idonea. Il dialogo con le istituzioni è sempre aperto, ci piacerebbe giocare nel nostro quartiere. Siamo in contatto con l’assessore e speriamo di riuscire a trovare una soluzione”.
Il punto di rottura
“Probabilmente l’episodio che ha segnato un cambio di passo è stato la vittoria della Coppa Lazio di Serie D ad Anguillara. Nessuno se lo aspettava, si diceva che il nostro fosse il girone meno competitivo e le ragazze erano partite con una cattiveria agonistica che non avevano mai avuto. L’avevano presa a cuore ed è stato bellissimo. Tra l’altro lì ho capito che avevamo avuto la capacità di sviluppare un senso di appartenenza diverso. Tutta la società si era mossa per venire a fare il tifo, le ragazze delle squadre Under avevano raggiunto Anguillara con i mezzi pur di esserci. E questo si ripete anche oggi, come dicevo noi giochiamo a Borghesiana, ma alle partite c’è sempre una grande partecipazione. Le ragazze creano coreografie, vivono la palestra proprio come un punto di riferimento. Se vogliamo, è come se si fosse creata una realtà d’altri tempi”.
I ritiri
“Proprio per questo cerchiamo di fare più cose possibili insieme. Durante i ritiri a Cascia, dove andiamo sia d’estate che d’inverno, portiamo le squadre che vanno dall’Under 12 alla Serie C. Ognuno si allena con il proprio gruppo e poi stiamo tutti insieme. Si crea uno scambio tra generazioni e le più piccole vedono l’atleta della prima squadra più vicino”.
Un ringraziamento a chi ci ha creduto
“Vorrei ringraziare innanzitutto i miei genitori perché forse ci credevano solo loro. Io avevo appena 21 anni quando abbiamo iniziato e avevo appena smesso di giocare per allenare. Loro diciamo che hanno un po’ forzato la mano. Sicuramente è doveroso ringraziare il Presidente che ha avuto la lungimiranza di vedere qualcosa nel nostro sport. Infine, non posso non dire grazie a tutti i ragazzi e le ragazze che ci hanno sostenuto e che ci sostengono”.
