Ci sono storie che vanno oltre il risultato sportivo. Storie che parlano di sacrificio, resilienza e della forza di ricominciare. Quella di Stefano Orsolini, atleta laziale della Nazionale italiana maschile di sitting volley e nuovo capitano degli azzurri, è una di queste.
Reduce dalla Nerulum Cup, ultimo importante appuntamento internazionale prima dell'Europeo di categoria, Orsolini guarda con fiducia ai prossimi impegni della Nazionale. Un percorso iniziato appena un anno fa ma già ricco di soddisfazioni, dentro e fuori dal campo.
Un percorso iniziato dalla Nazionale
Il suo ingresso nel sitting volley è stato tutt'altro che convenzionale.
"Il mio percorso in Nazionale non è iniziato tantissimo tempo fa, anche se mi sembra passato una vita. È un impegno importante: si sta fuori più di 120 giorni all'anno. Quello che mi ha colpito fin da subito è stata la professionalità e l'agonismo mostrati sia dai ragazzi sia dallo staff".
Convinto a provare il sitting volley nella primavera del 2025, Orsolini ha seguito un percorso insolito: dopo i primi allenamenti con alcune società del territorio regionale, in particolare con Fiano Romano, per lui è arrivata a stretto giro la prima prestigiosa chiamata con la Nazionale di Sitting Volley.
L’impatto iniziale, però, non è stato semplice.
"I primi allenamenti sono stati tremendi. Venivo dalla pallavolo e ho scoperto uno sport molto più faticoso e molto più difficile. Nel sitting non puoi compensare gli errori con altri movimenti: tutto deve essere calcolato nei minimi dettagli".
Con il lavoro quotidiano e il supporto dello staff tecnico, la crescita è stata costante.
"Oggi mi diverto tantissimo. Prima ero quasi vittima di quello che succedeva in campo, adesso sento di riuscire a controllare molto meglio il gioco".
Il lavoro dietro ai risultati
Dietro ai miglioramenti tecnici c'è stato un importante percorso fisico.
"Ho perso quasi 17 chili nell'ultimo anno e ho aumentato la massa muscolare grazie al lavoro con il preparatore atletico e con la nutrizionista della Nazionale. È un esempio dell'impegno richiesto per vestire questa maglia".
Per Orsolini il sitting volley rappresenta molto più di una semplice disciplina sportiva.
"Mi ha restituito quella parte di agonismo che avevo perso dopo l'incidente. Oggi questa esperienza mi gratifica e mi completa".
L'onore della fascia da capitano
Di recete è arrivata anche una responsabilità ancora più grande: quella di indossare la fascia da capitano della Nazionale.
"All'inizio ho sentito soprattutto un enorme senso di responsabilità. Indossare la maglia dell'Italia è già un privilegio, esserci da capitano ancora di più".
Un ruolo che interpreta con spirito di servizio.
"Per me il capitano deve essere un'arma in più per la squadra. Devo mettermi a disposizione dei compagni e aiutarli a raggiungere l'obiettivo comune".
Un gruppo eterogeneo, fatto di giovani studenti che si dividono tra libri e raduni e di atleti più esperti che conciliano famiglia, lavoro e sport.
"Mi emoziona vedere quanto tutti tengano a questa maglia. Rappresentare questo gruppo è un grande onore".
Lo sguardo rivolto all'Europeo
Dopo quanto mostrato alla Nerulum Cup, gli azzurri guardano con fiducia all'Europeo di fine agosto in Repubblica Ceca.
"Andiamo con la consapevolezza di essere cresciuti tanto. Abbiamo lavorato duramente e fatto enormi sacrifici. Vogliamo andare lì per fare un grande Europeo".
L'obiettivo è continuare il percorso di crescita iniziato negli ultimi mesi.
"Speriamo che quanto successo alla Nerulum Cup sia soltanto l'inizio di qualcosa di ancora più grande".
L'incidente che gli ha cambiato la vita
Il 25 luglio 2020 la vita di Stefano cambia improvvisamente.
Un gravissimo incidente stradale gli provoca numerose fratture al femore, al ginocchio, alla rotula e alla caviglia.
Rimane incastrato nell'auto per oltre un'ora e mezza, affronta diversi interventi chirurgici e una grave infezione che costringe i medici a rimuovere completamente il ginocchio per salvargli la gamba.
La riabilitazione è lunga e complessa.
"La parte più difficile non è stata accettare il fatto di non poter più correre o saltare. La cosa più dura è stata dover rinunciare allo sport agonistico. Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita, sia dal punto di vista fisico che mentale".
Quando tutto sembrava finito, il sitting volley gli ha aperto una nuova strada.
"Mi ha dato una seconda opportunità. Mi ha permesso di tornare a esultare, a faticare, ad aspettare con ansia una partita importante. Quando ho capito che non avrei più potuto giocare a pallavolo non pensavo sarebbe stato possibile provare ancora queste emozioni".
Sei anni dopo, un nuovo inizio
La finale disputata della Nerulum Cup il 25 luglio 2026 ha avuto per lui un significato speciale.
"Erano passati esattamente 6 anni dall'incidente. Non l'ho vissuta come la chiusura di un cerchio, ma come l'apertura di qualcosa di ancora più bello. Spero che questa nuova avventura possa durare il più a lungo possibile".
Per Stefano Orsolini il sitting volley non rappresenta soltanto una disciplina sportiva. È la dimostrazione che, anche dopo i momenti più difficili, lo sport può offrire una seconda possibilità. E oggi, con la fascia di capitano sul braccio e un Europeo alle porte, quella possibilità continua a trasformarsi in una storia da scrivere, partita dopo partita.
