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Il Lazio al Mondiale: l'intervista doppia agli speaker Di Alessandri e Baratta

Due speaker Mondiali. Le voci che hanno accompagnato l’Italia e che hanno animato lo spettacolo della rassegna iridata 2018 sono due “laziali” doc. Giuseppe Baratta e Pietro Di Alessandri sono entrambi nati a Priverno, comune della provincia di Latina e da anni sono due punti di riferimento per la pallavolo del territorio.

 

 

Baratta è lo speaker della Top Volley Latina e ha lanciato la volata azzurra prima a Roma durante Italia-Giappone e poi a Firenze con le altre partite della Pool A. Di Alessandri è la voce dell’Argos Volley Sora ed è stato lo speaker delle gare a Bologna e nella final six di Torino.

In un'intervista doppia ci hanno raccontato la loro esperienza:

 

Ci racconti il tuo Mondiale?

Baratta: È stato un grande onore accompagnare l’Italia per tutta la prima fase. Mi sono sentito parte di quel bellissimo clima di festa che c’era intorno agli azzurri a Roma e a Firenze e sentirsi un po’ il catalizzatore di questo affetto che coinvolgeva il pubblico e la squadra è stato magnifico. Ho creato con la gente un rapporto di simbiosi. Durante le 6 partite ho usato sempre la stessa polo per scaramanzia, la lavavo e la mettevo ad asciugare ogni giorno... ed è andata bene dato che la nostra Nazionale ha vinto sempre.

Di Alessandri: Ho vissuto delle emozioni immense. Sono al terzo Mondiale dopo quelli del 2010 e del 2014 e ho visto crescere tantissimo la qualità dell’intrattenimento. La sport presentation ha fatto divertire molto il pubblico sia a Bologna che a Torino ed è stato un passo in avanti notevole per la pallavolo. Ho conosciuto persone che si sono appassionate proprio grazie a questo Mondiale. 

La partita più bella?

Baratta: Difficile dirlo, ma l’esordio di Roma è stato qualcosa di magico. Vedere il presidente della Repubblica Mattarella fare la ola insieme al presidente del CONI Malagò è stato pazzesco. A Firenze l'Italia ha scoperto di essere una grande squadra, ma Italia-Giappone al Foro Italico di Roma è stato un evento nell’evento. 

Di Alessandri: Direi la semifinale Usa-Polonia vinta dalla Polonia al tie break. Una battaglia senza esclusione di colpi durate 2 ore e 38 minuti, con difese e contrattacchi stellari. Faccio un plauso al pubblico che ha trascinato le squadre e vorrei dedicare un pensiero anche alla città di Bologna che pur senza ospitare le gare dell’Italia ci ha fatto vivere serate indimenticabili

Il giocatore della Nazionale che ti entusiasma di più e quello più amato dal pubblico?

Baratta: Zaytsev esprime una potenza che ti fa gasare, ma tutto il gruppo è stato fondamentale. Non a caso è nata la storia di #liberaicani, perché anche chi è entrato dalla panchina ha dato il suo contributo in termini tecnici e agonistici. C’erano 14 titolari e il pubblico li ha incitati tutti allo stesso modo

Di Alessandri: Ivan Zaytsev. Questa Italia ha fatto parlare di sé per un gruppo straordinario. I tifosi omaggiavano tutti i ragazzi di Blengini, ma quando pronunciavo il nome del capitano… beh i decibel si alzavano. È un personaggio mediatico oltre che un grande giocatore e uno come lui fa bene al nostro movimento

 

Quale parte dell’intrattenimento ha divertito di più il pubblico?

Baratta: Il gioco di luci con gli smartphone ha creato una scenografia da sogno. A Roma abbiamo riprodotto le stelle ed eravamo sotto il cielo della Città Eterna, mentre a Firenze abbiamo spento le luci del palazzetto per rendere ancora più suggestive le migliaia di luci dei telefonini.  

Di Alessandri: La gente ha apprezzato molto i “big moments”. Sto parlando degli ace, dei monster block e di tutte quelle azioni che poi abbiamo finito per ricollegare alle musiche che si sentivano nei palazzetti. A Torino ha avuto un gran successo anche la “Kiss Cam” con cui inquadravamo le persone chiedendo loro di darsi un bacio

La tua frase?

Baratta: “Che sta a succede?”. Una frase che nasce a Latina in una partita che i pontini hanno vinto contro la Lube Civitanova. Fu pazzesco e ogni volta che lo grido dal microfono la gente si diverte così come i giocatori in campo. È un po’ il mio cavallo di battaglia

Di Alessandri: “Amiche e amici sportivi”. Lo dico sempre quando prendo il microfono in mano per la prima volta e presento la gara. È una formula un po’ nostalgica che mi sa di 90 minuto e di giornalismo d’altri tempi

 

Qual è la tua qualità più importante?

Baratta: L’energia. A me piace caricare l’ambiente, sentirmi parte di esso generando carica emotiva.

Di Alessandri: La passione, che poi è quella che non mi fa mai sentire la stanchezza anche quando lavoro dalla mattina alla sera. Dico anche l’umiltà che per me è la capacità di rimettersi sempre in discussione

 

Cosa stimi di più dell’altro?

Baratta: La professionalità e il suo essere un grandissimo comunicatore. Insieme abbiamo fatto i Mondiali 2014 a Roma e mi sarebbe piaciuto ripetere con lui l’esperienza. Grazie a lui sono cresciuto tanto

Di Alessandri: il fatto che sta facendo di questo lavoro una professione sempre più riconosciuta e apprezzata. Sta dando qualità al mondo degli speaker, di fatto attribuendo una dignità a chi come me partecipa allo spettacolo della pallavolo animando il pubblico e la partita. Con Giuseppe ci scambiamo spesso consigli, lo stimo molto

 

 

 







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